
Basilica San Nicola Bari
Largo Abate Elia
70122 Bari Puglia
Italy
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โบสถ์
Basilica San Nicola Bari
La Basilica di San Nicola: Guida Integrale al Cuore di Bari
Benvenuti nella Basilica di San Nicola, uno dei monumenti più iconici del Medioevo europeo e ponte spirituale tra Oriente e Occidente. Fondata tra il 1087 e il 1197, questa struttura nasce con una missione precisa: custodire le sacre reliquie di San Nicola, vescovo di Mira, sottratte da 62 marinai baresi alla dominazione musulmana in Licia per portarle in salvo in terra pugliese.
L'Esterno: Una Fortezza di Fede
Appena ci si avvicina, la Basilica si presenta con l'imponenza di una chiesa-fortezza. Realizzata in pietra calcarea chiara, la facciata è un capolavoro del Romanico Pugliese, sobria ma potente. È fiancheggiata da due torri mozzate di diversa fattura (la Torre delle Milizie e quella del Catapano) che testimoniano l'uso difensivo del complesso nei secoli. Osservando i fianchi, spiccano i profondi arconi ciechi e le eleganti loggette dei matronei, mentre sul lato nord è imperdibile la Porta dei Leoni, riccamente decorata con scene di caccia e figure mitologiche che simboleggiano la lotta tra bene e male.
L'Interno: Arte e Maestosità
Varcata la soglia, lo spazio si apre in una pianta a croce latina divisa in tre navate da imponenti colonne di granito. Alzando lo sguardo, si rimane incantati dal soffitto ligneo a lacunari del XVII secolo: una cascata di oro e intagli che incornicia le tele di Carlo Rosa, narranti i miracoli del Santo.
Nel presbiterio, il cuore artistico della navata centrale, si trovano tre tesori inestimabili:
Il Ciborio: Il più antico della Puglia (XII secolo), che sovrasta l'altare con i suoi capitelli finemente scolpiti.
La Cattedra di Elia: Situata dietro l'altare, è un trono marmoreo dell'XI secolo sorretto da figure umane (telamoni) che sembrano vive nello sforzo di sorreggere il peso del potere spirituale.
Il Monumento a Bona Sforza: Un omaggio rinascimentale alla Regina di Polonia e Duchessa di Bari, situato nell'abside centrale.
La Cripta: Il Centro del Mondo Cristiano
Scendendo i gradini verso la Cripta, l'atmosfera cambia, diventando intima e mistica. Questo è il luogo più sacro: qui, sotto l'altare centrale, riposano le Ossa di San Nicola. Lo spazio è una foresta di 26 colonne con capitelli tutti diversi tra loro, testimonianza del riuso di materiali antichi.
La Cripta è un esempio unico di ecumenismo vivente: qui è presente una cappella dedicata al rito ortodosso, permettendo a cattolici e ortodossi di pregare insieme il "Santo della Pace". Non dimenticate di osservare la "colonna miracolosa" nell'angolo destro, tradizionalmente venerata dai pellegrini di tutto il mondo.
Il Santo e la Tradizione
San Nicola non è solo il patrono di Bari, ma l'ispiratore della figura globale di Santa Claus. La sua generosità, simboleggiata dalle tre sfere d'oro che salvò tre fanciulle povere, vive ancora oggi nel rito della Manna: un liquido purissimo che trasuda dalle sue ossa ogni 9 maggio e che viene raccolto dal Rettore della Basilica come segno di benedizione.
Visitare virtualmente questa Basilica significa immergersi in mille anni di storia, dove l'arte romanica incontra la devozione universale, unendo popoli e culture sotto l'ombra protettrice del grande Taumaturgo Nicola.
DETTAGLI
Benvenuti (พื้นที่)
La Basilica che custodisce le reliquie di San Nicola si erge imponente nella Città Vecchia di Bari, a cinque minuti dal Porto marittimo e a 15 minuti dalla Stazione ferroviaria. Lo stile romanico conferisce a questo maestoso esempio di arte pugliese un aspetto massiccio e sobrio, caratteristico dell’architettura normanna. E’ una chiesa edificata sull’area della residenza del catepano (il governatore greco-bizantino dell’Italia Meridionale tra il 968 ed il 1071) e, quindi, con consistente riutilizzo di materiale del precedente edificio. L’abate benedettino Elia (+1105) demoliva gran parte del palazzo del catepano ed alcuni edifici ecclesiastici minori, avviando così la maestosa costruzione. A lui va attribuita, dunque, la struttura muraria, alquanto approssimativa (lato nord più lungo del sud di circa due metri), e lo stupendo arredo scultoreo (Cattedra dell’abate Elia, Portale dei Leoni e capitelli del ciborio), il tutto rifinito dal suo successore, l’abate Eustazio (+1123).
Navata centrale (พื้นที่)
La navata centrale permette uno sguardo d’assieme alla grandiosa basilica. In alto c’è il soffitto a capriate nascosto dalle tele realizzate da Carlo Rosa di Bitonto. L’insieme è però come frenato dai tre arconi che congiungono le prime tre coppie di colonne. I capitelli, sia dei matronei che della navata, sono quasi tutti del X-XI secolo e qualcuno dei primi anni del XII secolo, forse della stessa bottega del Maestro della cattedra di Elia. Di derivazione bizantina sono le tipiche forme floreali con le foglie spinose di acanto. Sono capitelli pseudo-corinzi, in quanto, mantenendo la semplicità dei capitelli corinzi, vi inseriscono tuttavia elementi provenienti dall’architettura cristiana mediorientale, specialmente siriana (i gambi più o meno lunghi, o i calici da cui fuoriescono delle foglie). Più vivaci sono i capitelli prossimi all’arcone trasversale, nei quali le foglie sembrano sprizzare da altre sottostanti dando l’impressione di fuochi d’artificio in pietra. È come se, avvicinandosi al cuore del luogo sacro, l’entusiasmo e l’intensità crescessero di tono. Alla colonna destra successiva ai tre arconi è addossato il bel pulpito in legno, parte di quel programma decorativo avviato dal priore Giovanni Montero nel 1655. Vi lavorò l’artista barese Alfonso Ferrante dal settembre 1658 alla fine dell’anno successivo. Partendo dal lato rivolto al presbiterio vi sono raffigurati S. Vito, S. Domenico, S. Nicola, l’Immacolata Concezione, S. Antonio, S. Cristoforo (notevole per il dinamismo) e S. Leonardo.
Presbiterio e abside... ... (พื้นที่)
Se volgiamo lo sguardo verso il presbiterio, abbiamo di fronte l’area artisticamente più ricca dell’intera Basilica. A cominciare dal ciborio (1110-1120), vale a dire il baldacchino in pietra dai meravigliosi capitelli romanici. In uno dei due capitelli posteriori fuoriesce dalle tradizionali foglie bizantine una testa di ariete, mentre negli angoli appaiono teste di uccelli dai becchi ricurvi. All’elemento animale predominante nei due capitelli retrostanti, che lascia un senso di timore per il mistero nascosto sotto questi simboli, fa riscontro l’elemento angelico dei due capitelli anteriori. Tutti gli angoli sono occupati da angeli con le ali ben visibili e con oggetti liturgici nelle mani. Se un messaggio ci vuol essere è quello della serenità che nasce dal mettersi sotto le ali angeliche, e attraverso il mistero liturgico cristiano vincere le paure del mistero che potrebbe nascondere il male. Il tutto poggia sul mosaico bizantino-musulmano del primo ventennio dell’XI secolo, con al centro il capolavoro della cattedra dell’abate Elia (1098). Nel catino absidale, infine, in netta dissonanza stilistica, ma doveroso omaggio alla grande regina di Polonia (+1557), c’è il mausoleo di Bona Sforza (1593). Il tutto all’ombra del grandioso soffitto di Carlo Rosa (1661).
Navata di destra (พื้นที่)
Se si entra in Basilica dalla porta di destra si sfiora la “cappella” di S. Girolamo e il sarcofago di Giacomo Bongiovanni (+1510), rettore delle scuole di S. Nicola e maestro di Bona Sforza nel castello di Bari. Il dipinto di S. Girolamo, patrono delle scuole cattoliche e degli studi biblici, è stato a lungo attribuito al pittore veneziano Bellini, che l’avrebbe dipinto verso il 1495 di ritorno da Costantinopoli. Recentemente però è stato attribuito alla scuola di Costantino da Monopoli. Sulla parete esterna della Torre campanaria, già adibita a Sala del Tesoro ed ora a Cappella delle Reliquie, dopo essere stata dal 1188 cimitero dei canonici e poi cappella dei Santi Pietro e Paolo, è stata apposta una lapide per ricordare la venuta dei Domenicani nel 1951. Dinanzi all’arcata successiva, anticamente Cappella della Madonna di Costantinopoli, vi è attualmente un grande crocifisso oggetto di particolare devozione. Sul pavimento, invece, si legge ancora in latino la lastra tombale di Bartolomeo Carducci, canonico della Basilica. Sul capitello della prima colonna di sinistra è raffigurato un S. Nicola, caso unico fra i capitelli. Nella successiva arcata del portale-sud c’è una bella e antica acquasantiera con sopra l’epigrafe latina della nobile milanese Beatrice Garbinati: Appena superato il portale, oltre l’altra bella acquasantiera, c’è l’arcata che nei secoli scorsi ospitava la cappella di S. Matteo (poi S. Anna). In epoca fascista vi fu apposta una lapide per i morti in guerra. All’altezza della semicolonna che chiude questa arcata c’è un frammento di lastra tombale con dei gigli angioini sormontati da merli e da una corona, probabile sepoltura di qualche membro della famiglia regia.
Navata di sinistra (พื้นที่)
Partendo dall’ingresso principale, nell’immettersi nella navata di sinistra, appena superata la semicolonna, si costeggia prima il sarcofago della famiglia della Marra che aveva il beneficio della cappella di S. Filippo Arginione. L’immagine, di sapore tizianesco, dovrebbe raffigurare lo stesso S. Nicola oppure questo santo siciliano del IX secolo, autore anch’egli di un intervento a favore di tre fanciulle. Nell’angolo a sinistra del portale vi è la scala di accesso alla Torre delle Milizie, presso la cui porticina (ad altezza d’uomo) c’era la lapide di Basilio Mesardonita, restauratore nel 1011/1013 della Corte del Catapano (ora nel Museo Nicolaiano). Segue una scultura in bronzo di Annamaria di Terlizzi, realizzata in occasione del IX Centenario della Traslazione. In uno stile neomedioevale viene ricordata l’opera dell’abate Elia. L’arcata successiva, che ora ospita la statua di S. Nicola (1794) portata sul mare l’8 maggio, era la cappella del Crocifisso (dedicata anche a S. Giorgio o al Rosario). Quindi si entra nel vano della Porta-Nord dei Leoni, ove c’era e c’è ancora la sepoltura di Roberto da Bari, gran cancelliere di Carlo I d’Angiò, tristemente famoso per aver letto la sentenza di morte di Corradino di Svevia, decapitato a Napoli nel 1268. L’iscrizione sul pavimento fu fatta apporre, come la corrispondente di Sparano, dalla famiglia Chiurlia nel 1742. L’arcata che ora ospita il confessionale sin dal 1344 era la cappella della Trinità (poi S. Marco e infine S. Gennaro). Come la corrispondente arcata di destra, anche l’ultima arcata di sinistra (già cappella di S. Maria Maddalena dal 1340) è priva di elementi particolari. Tuttavia, doveva essere imponente, almeno a giudicare dalla maestosa scultura funebre del priore Pietro de Moreriis (+1346) conservata nei matronei.
Cripta (พื้นที่)
La cripta, vale a dire la chiesa sotterranea in corrispondenza del presbiterio e del transetto, fu certamente la prima parte della chiesa che fu portata a termine. C’è da credere, infatti, che l’abate Elia utilizzasse una preesistente aula del palazzo catepanale, collocandovi forse qualche capitello a carattere liturgico proveniente da qualcuna della chiesette bizantine abbattute. I lavori durarono due anni. Nel mese di settembre del 1089 l’abate Elia ritenne opportuno invitare il papa Urbano II (che si trovava a Melfi) a riporre le reliquie di S. Nicola sotto l’altare appena costruito. È a pianta rettangolare, dalle dimensioni di m. 30,69 per m. 14,81. La volta a crociera poggia su 26 colonne, due delle quali di marmo numidico, due di breccia corallina, una di marmo caristio e le altre ventuno di marmo greco.
Tomba del santo (พื้นที่)
La tomba di S. Nicola era già pronta il 1°ottobre del 1089 quando il papa Urbano II ne consacrò l’altare. All’interno si sono conservate due iscrizioni del tempo, una di Sikelgaita, la moglie guerriera di Roberto il Guiscardo (+1091), e l’altra di Goffredo (Iosfridus), probabilmente il conte di Conversano. Severa e sobria come un’ara pagana, la tomba fu ben presto rivestita d’argento, assumendo la sua conformazione definitiva nel 1319 con la copertura (altare d’argento e cielo della cappella) donata dallo zar di Serbia Uroš II Milutin (1282-1321). Quando prevalse il gusto barocco, questo altare fu considerato “antiquato” e quindi, fuso con altri argenti, rinacque dalle abili mani degli artisti napoletani Domenico Marinelli ed Ennio Avitabile. L’antistante porticina, guardata da due angeli con bottiglie della manna, era concepita appunto per potersi introdurre e venerare le reliquie, oltre che ad estrarre la santa manna. In concomitanza coi recenti restauri del 1953/57, l’altare d’argento fu trasferito nel transetto destro della Basilica superiore, il che ridiede alla tomba il suo originale carattere austero. Le ossa del Santo (circa il 65% dello scheletro) si trovano all’altezza del piano di calpestio, racchiuse in blocchi di cemento armato. La non completezza si spiega col fatto che varie reliquie erano già sparse per il mondo e che i baresi dovettero agire in fretta per timore dell’arrivo dei saraceni, e quindi dovettero accontentarsi delle ossa più grandi immerse nel sacro liquido.
Cappella orientale (พื้นที่)
Concretizza in modo visivo la vocazione ecumenica di Bari e S. Nicola. Sull’onda del Concilio Vaticano II e dei migliorati rapporti fra cattolici ed ortodossi, la Santa Sede ritenne opportuno accogliere i voti dei padri domenicani e dell’arcivescovo di Bari, Enrico Nicodemo, di ospitare nella Basilica una cappella orientale ove anche gli ortodossi potessero celebrare la loro liturgia. Due anni dopo l’arcivescovo Nicodemo e i Padri domenicani fondavano anche un Istituto di Teologia ecumenica ove professori e studenti, sia cattolici che ortodossi, potessero insegnare e studiare in spirito di fraterna amicizia. L’iconostasi fu eseguita per l’occasione dall’artista croato Zlatko Latković, autore anche dell’iconostasi della cappella orientale di Berlino. Attira la curiosità dei visitatori quell’INBI, invece di INRI (Jesus Nazarenus Rex Iudeorum). La spiegazione è semplice: in greco Rex è Basileus. Qui si celebra il rito ortodosso ogni domenica.
Cappella delle reliq... ... (พื้นที่)
La Cappella delle Reliquie (o del SS. Sacramento) è stata creata a seguito della nascita del Museo Nicolaiano, che ha ospitato tutti i preziosi della ex Sala del Tesoro. È un angolo della chiesa in cui non sono previste normalmente le visite, ma è riservato alla preghiera personale. Destinata a cappella cimiteriale dei canonici nel XII secolo, è stata poi dedicata ai santi Pietro e Paolo. Un passaggio in alto sulla destra immetteva nel palazzo priorale. I dipinti ovali in alto raffigurano, appunto, molti di questi priori che ressero la chiesa fino al tempo in cui (1951) i canonici furono sostituiti da una comunità domenicana. Le più preziose reliquie conservate in Basilica provengono da due fonti principali: il passaggio di crociati e pellegrini da e per la Terra Santa (1096-1102), e la munificenza di re Carlo II d’Angiò (1285-1309).
Mausoleo di bona sfo... ... (พื้นที่)
L’alterazione più notevole avvenuta nella Basilica nel XVI secolo fu l’inserimento nell’abside centrale della chiesa superiore del mausoleo di Bona Sforza (1494-1557). Nata a Vigevano nel 1494, ed educata nel castello di Bari, Bona divenne nel 1517 regina di Polonia, moglie del re Sigismondo I il Vecchio. Gli storici polacchi vicini alla nobiltà (che Bona sempre combatté) diffusero la cosiddetta Leggenda Nera, secondo la quale Bona era una donna avida e senza scrupoli. In realtà, Bona fu una donna che sembrava nata per regnare, facendo vivere alla Polonia l’epoca d’oro che precedette l’era del figlio Sigismondo II Augusto. Le principali riforme che gli storici polacchi attribuirono al figlio, in realtà fu lei a farle. Impresse alla vita sociale polacca delle svolte fondamentali nel campo del diritto, della libertà religiosa e delle riforme agrarie, specialmente nei suoi feudi della Russia occidentale. Sospettata di aver fatto avvelenare le nuore, fu dal figlio estromessa dal potere (1548). Tornò a Bari nel 1556, andando ad abitare nel castello, ove morì nel 1557. Fu sepolta in Cattedrale, ma più tardi nel 1589 la regina Anna, sua figlia, riuscì ad ottenere dal pontefice il trasferimento in S. Nicola. Quindi incaricò i suoi internunzi a Napoli di realizzare il mausoleo. Il progetto generale fu ideato dal polacco Tommaso Treter (attivo a Roma), mentre le sculture furono realizzate da Andrea Sarti di Carrara, Francesco Zagarella e Francesco Bernucci. Anche se non di elevate qualità artistiche, il Sarti era uno degli scultori più richiesti del regno di Napoli. Il complesso fu trasportato a Bari e fu collocato nell’abside centrale. Bona, in età avanzata, è ritratta mentre prega in ginocchio. I due vescovi sono S. Nicola, patrono di Bari, e S. Stanislao, patrono della Polonia. Le due allegorie femminili reggono lo stemma del regno di Polonia (a sinistra) e del ducato di Bari (a destra).
Candelieri di crista... ... (แต้ม)
I candelieri di cristallo di rocca di finissima fattura fanno parte della donazione angioina del 1296. Rappresentano pertanto uno degli esempi più antichi esistenti in Italia.
Colonna miracolosa (แต้ม)
La colonna nell’inferriata si trovava fino al 1953 al posto della seconda colonna a destra. È una colonna di marmo rossiccio che, nota come colonna miracolosa, da secoli attira la devozione dei pellegrini che accorrono a toccarla convinti delle sue virtù taumaturgiche. Le leggende popolari su di essa si sono moltiplicate nel corso dei secoli, tutte però riconducibili ad una più antica, che risale forse al XII secolo. La prima menzione, tuttavia, è del 1359 e si trova in uno scritto di Niccolò Acciaiuoli, il consigliere fiorentino della regina Giovanna I. Nel suo testamento, egli dice di aver dettato le sue ultime volontà nella chiesa inferiore, detta la Confessione, dove riposa il preziosissimo e santissimo corpo del celebre Confessore, presso quella colonna che lo stesso glorioso Santo pose con le proprie mani quando si edificava la chiesa o la Confessione suddetta. Su questo nucleo fiorirono le leggende. Nel XV secolo al viaggiatore fiammingo Georges Languerant fu detto che quella colonna era stata trainata dai buoi che recavano le reliquie di S. Nicola nell’area destinata alla costruzione della chiesa. Ma fu il Beatillo nel 1620 a raccogliere le varie “voci” e a sviluppare la leggenda. Secondo lui, S. Nicola fece un viaggio a Roma in visita a papa Silvestro. Qui, passando dinanzi alla casa in demolizione di una donna di facili costumi, ammirò questa bella colonna e la sospinse nel Tevere. Miracolosamente si ritrovò nelle acque antistanti il porto di Mira ed egli, al suo ritorno, la collocò nella cattedrale. Altrettanto miracolosamente fu vista galleggiare nelle acque di Bari all’arrivo delle reliquie del Santo. Nessuno riusciva a prenderla. Finalmente, la notte che precedeva la riposizione delle sue reliquie (fra il 30 settembre ed il 1° ottobre del 1089), mancando una colonna, S. Nicola intervenne a completare lui stesso l’opera dell’abate Elia: i baresi udirono suonare le campane e, accorsi alla Basilica, videro un santo vescovo che con due angeli abbatteva il pilastro eretto dall’abate Elia e vi installava la nostra colonna.
Capitelli (แต้ม)
Le 26 colonne della cripta reggono altrettanti capitelli uno diverso dall’altro, come diversa e varia è la provenienza. Grosso modo possono essere distinti in capitelli bizantini, nuovi o di reimpiego, e capitelli romanici. Reimpiegati furono certamente parecchi capitelli provenienti dalle chiesette bizantine distrutte per costruire la Basilica. Di formazione bizantina sono poi gli scultori che hanno rappresentato i pavoni alla fonte o le cornucopie. Secondo la Belli d’Elia, questi scultori educati ai modelli bizantini possedevano una tecnica consolidata da una lunga tradizione di artigianato ad altissimo livello. Se quasi tutti i capitelli portano l’impronta bizantina (o come reimpiego o come ispirazione), il carattere romanico è facilmente rilevabile in tre capitelli figurati nella navata centrale di fronte alla tomba del Santo. Gli autori, portatori di esperienze diverse, erano forse meno raffinati, ma certamente capaci di imprimere alle forme scultoree una più vigorosa e rude impronta espressiva.
Cassetta della trasl... ... (แต้ม)
La cassetta delle reliquie fu preparata subito dopo che i baresi presero il largo dopo aver trafugato le reliquie del Santo. Fu realizzata secondo le forme dei contenitori in cui i marinai conservavano il cibo. Giunti a S. Giorgio a 4 miglia da Bari, ne prepararono un’altra ricca di stoffe comprate ad Antiochia. La cassa che le conteneva anticamente fu rifatta nel 1659 su iniziativa di don Pedro de Varays. Nel 1887 però i resti lignei furono estratti per essere deposti in un’urna di cristallo che ne permettesse la visione al pubblico. Recentemente un pezzettino è stato portato nello spazio da astronauti russi, i quali hanno lasciato metà nella cappella della Città delle Stelle e dell’altra metà hanno fatto dono alla Basilica.

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